Dispersione scolastica: come riconoscere i DSA per contrastarla.

ADHD

La dispersione scolastica in Italia è un problema rilevante, con un tasso del 12,7%. Questo fenomeno è più pronunciato nel Sud del paese e influenzato da fattori socio-economici e dal livello di istruzione dei genitori. Tuttavia, una causa significativa è anche la presenza di neurodivergenze come il DSA e l’ADHD. Riconoscere precocemente questi disturbi è fondamentale per supportare gli studenti nel loro percorso formativo. Strumenti digitali come “Proffilo”, sviluppato dal team di Develop-players, offrono soluzioni innovative per facilitare questo riconoscimento attraverso giochi ed esercizi che valutano le competenze cognitive degli studenti. La tempestiva identificazione e l’assistenza possono ridurre le probabilità di abbandono scolastico e assicurare un futuro educativo e professionale più luminoso per questi ragazzi.

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Che cosa sono i DSA?

Disturbi del neurosviluppo

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), sono disturbi del neuro-sviluppo. Ciò significa che caratterizzano la persona fin dalla nascita. La loro manifestazione, tuttavia avviene nel momento in cui il bambino è chiamato ad acquisire gli apprendimenti di base, ovvero lettura, scrittura e competenze aritmetiche. Infatti, i DSA si differenziano in Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia.   

 

Per Dislessia si intende una difficoltà specifica e significativa relativa alle abilità di lettura, e soprattutto nel processo di automatizzazione della stessa. Le persone con dislessia trovano molto faticosa l’attività di lettura che per loro non risulta fluida ed automatica. Leggeranno quindi molto lentamente e/o commetteranno molti errori. Spesso gli errori tipici consistono nell’inversione di lettere (ad esempio leggere “li” al posto di “il”), oppure sostituzione di lettere all’interno delle parole o anche omissione, o ancora un completamento sbagliato della parola che si era cominciato a leggere correttamente.  

 

Si parla di Disortografia quando a non essere automatizzato è il processo di recupero delle regole ortografiche e grammaticali. La persona ha tutte le capacità necessarie a comprendere e apprendere la grammatica, ma nel momento in cui le viene chiesto di attivare le sue competenze in modo automatico come in un compito di scrittura spontanea o sotto dettatura, ecco che diventa molto facile incappare in errori simili a quelli citati per la lettura, ovvero omissioni, sostituzioni di lettere o segni come apostrofi o accenti. 

 

Rimanendo nell’ambito della scrittura, anche la Disortografia fa parte dei DSA, e nello specifico consiste nella difficoltà a rendere automatico il sistema motorio di cui necessitiamo per scrivere. In questi casi la persona non presenta altre difficoltà sul piano motorio, ma fatica comunque a produrre un tratto grafico con la penna o la matita, che sia sufficientemente fluido e leggibile. Pertanto, le persone con disgrafia avranno una scrittura molto caotica e difficilmente decodificabile, anche da se stessi, alcuni avranno anche difficoltà nell’utilizzare in modo adeguato lo spazio del foglio mentre scrivono, facendo quindi fatica, ad esempio, a rimanere nelle righe o nei quadretti. 

 

La Discalculia, invece, è uno dei DSA più complessi, in quanto coinvolge sia le abilità necessarie alla letto-scrittura del numero, al conteggio, alla percezione della sequenzialità, sia tutte le competenze relative alle procedure di calcolo, ma anche alla rappresentazione della quantità. 

 

 

È importante ricordare che le persone con DSA presentano competenze cognitive di base assolutamente nella norma. questi ragazzi, presentano tuttavia, alcune caratteristiche che coinvolgono anche altre funzioni cognitive. Spesso sperimentano difficoltà nel mantenere la concentrazione a lungo, o nel ricordare numeri o termini specifici. O altri ancora troveranno difficile gestire lo spazio nel loro quaderno, oppure nel pianificare le proprie attività quotidiane e faranno confusione nell’organizzarsi e gestire i propri impegni. 

 

All’inizio di questo articolo abbiamo sottolineato il carattere neurobiologico dai DSA e quindi caratterizzanti la persona fin dalla nascita. Essendo una caratteristica intrinseca alla persona, non è possibile considerarla una sorta di malattia, ma semplicemente come una modalità particolare di funzionare quando si tratta di apprendere nuovi contenuti e competenze scolastiche. Infatti, parliamo della specificità di questi disturbi proprio per sottolineare che le difficoltà incontrate sono tendenzialmente circoscritte alla gestione degli apprendimenti scolastici in classe e a casa, non si tratta di problematiche pervasive della persona. In altri contesti che non siano quello didattico, come possono essere ambienti sportivi, o ludici, o artistici, ad esempio, le difficoltà di chi ha un DSA saranno molto mento evidenti se non per nulla manifeste. In quanto caratteristica del funzionamento della persona, e non condizione patologica, non è possibile parlare di guarigione o di “cura” per i DSA, tuttavia è possibile e anzi auspicabile, intervenire quanto più precocemente, per costruire modalità di aiuto utili ad accompagnare questi ragazzi in un percorso scolastico quanto più sereno e fruttuoso. 

 

Secondo i dati raccolti dal MIUR, nell’anno scolastico 2020/2021 la percentuale di studenti aventi DSA sul totale dei frequentanti, è pari al 7,9%. Si tratta quindi di un numero di studenti considerevole, i quali necessitano di interventi personalizzati nella didattica, alla luce del loro funzionamento specifico. Come detto sopra, i ragazzi con DSA presentano buone abilità cognitive, per questo gli interventi in classe consisteranno nell’introdurre alcune strategie e strumenti ad Hoc per le modalità di apprendimento tipiche e non la costruzione di un programma diverso con obiettivi differenti rispetto ai propri compagni senza DSA.  

Nel 2010 è stata completata una legge (legge 170/2010), che tutela i ragazzi con Disturbo Specifico di Apprendimento e accompagna le scuole nella gestione delle loro difficoltà in classe, prevedendo strumenti compensativi e strategie dispensative utili. Per esempio, per questi ragazzi è importante una riduzione del carico di lavoro in classe e nei compiti a casa, in modo da permettere loro la massima efficienza nell’impiego delle proprie risorse cognitive. Chi ha un DSA si affatica molto nell’esecuzione dei compiti, molto più dei propri compagni; pertanto, i tempi attentivi e produttivi saranno nettamente inferiori. Inoltre, di grande utilità è l’introduzione di strumenti compensativi come mappe cognitive, schemi, quaderni che riassumano regole di grammatica e matematica, che li aiutino nel recupero in memoria delle conoscenze, per loro non automatico. 

 

Ma cosa fare se ci si accorge che il proprio bambino/a o ragazzo/a presenta delle difficoltà scolastiche che non sembrano risolversi? Di solito sono gli insegnanti che, grazie alla loro esperienza si accorgono di eventuali caratteristiche che potrebbero ricondursi a un DSA e suggerisce alla famiglia un approfondimento. Per ricevere una valutazione o una diagnosi è necessario rivolgersi ai servizi pubblici presso le sedi USL del proprio territorio, oppure a psicologi o neuropsichiatri privati che dopo un’attenta raccolta di dati sia anamnestici sia attraverso la somministrazione di prove specifiche, saranno in grado di delineare e le caratteristiche presentate sono o meno riconducibili a un profilo di DSA. Una volta confermata la presenza di DSA, la scuola redigerà annualmente un Piano Didattico Personalizzato: un documento che coinvolge anche la famiglia dell’alunno e che dichiara quali strumenti e strategie saranno applicate dal corpo docenti per gestire la didattica in favore del funzionamento specifico di quell’alunno. 

Case Study: Francesco, riprendere fiducia

Francesco stava dando il massimo a scuola ed era riuscito ad ottenere la sufficienza in molte materie, ma per fare ciò aveva dovuto rinunciare alla sua passione sportiva che gli dava tante soddisfazioni fuori dalla scuola. Francesco è tuttora un ottimo giocatore di pallavolo e non era mancato a nessun allenamento fino all’inizio della primavera della classe prima alla scuola secondaria, quando per riuscire a recuperare le verifiche doveva rimanere a casa a studiare fino a sera. La mamma di Francesco, vedendo che, man mano che la scuola procedeva, Francesco si chiudeva sempre più in se stesso e diventava irritabile e sempre nervoso, decise di contattare gli insegnanti della scuola chiedendo loro cosa fare. Gli insegnanti si erano infatti accorti delle difficoltà di Francesco e avevano suggerito alla mamma di fare una valutazione degli apprendimenti da uno psicologo esperto di DSA.

A fronte della valutazione approfondita del suo profilo di apprendimento, abbiamo potuto confermare una diagnosi di Dislessia in associazione a difficoltà di attenzione visuo spaziale. Dalla diagnosi effettuata, è stato possibile far partire per Francesco un percorso di potenziamento cognitivo volto a far crescere le sue potenzialità e supportarlo nei compiti a casa. Per migliorare le sue competenze attentive abbiamo lavorato con due percorsi paralleli, da un lato abbiamo inserito Francesco nel nostro percorso sperimentale di potenziamento dell’attenzione attraverso un software appositamente creato, dall’altro abbiamo avviato con lui un percorso metacognitivo sulla consapevolezza delle proprie caratteristiche per renderlo maggiormente sicuro delle proprie potenzialità e permettergli di riuscire a sfruttarle al meglio.

Grazie all’utilizzo del software Proffilo, un gioco digitale appositamente creato per far conoscere agli studenti e agli insegnanti il profilo di apprendimento di ognuno, Francesco ha potuto constatare che le sue ottime competenze di memoria potevano essergli molto utili nello studio e per organizzare al meglio il materiale da studiare. Lo stesso Proffilo poi ha evidenziato che, effettivamente, nel campo dell’attenzione Francesco avrebbe avuto bisogno di allenare le sue capacità. È stato quindi consigliato a Francesco di fare un percorso di potenziamento mediante il gioco digitale “Attento alle parole!” (Spinoso et al., 2021) validato dal team di Develop-Players. Attraverso l’utilizzo del gioco “Attento alle parole!”, Francesco ha migliorato le sue competenze attentive e ciò ha permesso di migliorare le sue competenze nello studio. A fronte dei risultati ottenuti nelle competenze cognitive attentive e di memoria, anche i risultati scolastici di Francesco sono migliorati e gli hanno permesso di riprendere gradualmente gli impegni sportivi con la sua squadra. La fiducia in sé e la maggior consapevolezza delle proprie caratteristiche gli hanno permesso di affrontare con maggior serenità la quotidianità a scuola e nella vita. Noi abbiamo imparato da Francesco come apportare migliorie al nostro gioco. Lo abbiamo infatti coinvolto nel processo di revisione del gioco ed ora stiamo lavorando a una nuova versione che presto sarà pronta per essere provata da tanti ragazzi come Francesco.

1. Spinoso et al., Attento alle parole! Logopedia e comunicazione https://rivistedigitali.erickson.it/logopedia/en/archivio/vol-n/uno-studio-preliminare-di-validazione-di-attento-alle-parole/ doi 10.14605/LOG1712110